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13 Ott 2007 
 Era un pò un rito:
si comprava, lo portavi a casa, ma prima di arrivarci, lo aprivi per leggerci i crediti, per guardarci l'interno.
A volte certe copertine erano vere e proprie opere d'arte.
Comprare un disco in vinile era un pò un rito!
MI ricordo i dischi che ho consumato.  "Wired " di Jeff Beck: da poco avevo iniziato a suonare la chitarra, stavo alle scuole medie, comprai quel disco e la decisi che dovevo avere una chitarra elettrica.
Mi ricordo “ Dalla “  di Lucio dalla, lo ascoltai così tanto che avevo imparato anche dov'è che saltava; mi saltava su " Mambo " , " La sera dei miracoli " e " Siamo Dei ". " Come in ultima cena " del Banco del MUtuo Soccorso.
Il doppio live degli " Eagles " con quella copertina a forma di cassa con le borchie negli angoli; e tanti altri.
Quando si comprava un disco lo si portava a casa di amici per ascoltarlo sui vari impianti.
In quel periodo c'era il culto della " Torre ", questi impianti stereo assemblati con il mito del suono.
Ascoltare la musica non molto tempo fa aveva una sua dignità.
Oggi chi ha dai quindici ai vent’anni, invece, si è gia ritrovato ad ascoltare la musica che esce da due cassettine di plastica poste a fianco di un monitor del pc e in formato mp3; si è già ritrovato, “ coltivato “,  a credere che un musicista eccezionale lo è  perchè MTV ne passa il videoclip cinque volte al giorno; si è già ritrovato a pensare che la musica non si compra, ma si scarica.
Per molti scaricare musica è un segno di civiltà perché la musica è di tutti, perché è un patrimonio che deve essere a disposizione di tutti e quindi è giusto che sia in rete.
Mi chiedo se è solo per un fatto di praticità che la stessa cosa non succede per i libri;
solo perché è scomodo leggere un libro da un computer?
costoso stamparsi un libro intero con una stampante?
O solo perché un libro è ancora una cosa così intima e ricercata a cui non possono accedere tutti dal punto di vista intellettuale?
Forse è più giusto dire che la musica è cambiata, e aldilà delle giustificazioni varie, c’è da appurare che la musica più ricercata, più lavorata, più interessante, ha sempre meno possibilità di avere un ruolo nella distribuzione di oggi.
Negli anni ’70 ‘ c’era spazio per Gianni Bella, Umberto Tozzi, ma in Italia potevi ascoltare e reperire facilmente e sapere e conoscere anche la PFM, Il Banco del Mutuo Soccorso, Area, etc.
Oggi nell’immaginario collettivo i cantautori più autorevoli sono quelli che scrivono:
sei già dentro l'happy hour
vivere costa la metà
la musica più quanto costa fare finta
di essere una star? “
Ai concerti è statisticamente provato che non ci va più la gente di prima tranne a quelli organizzati dalle multinazionali che fanno cornetti o dai gestori dei telefonini.

Abbiamo perso la memoria storica?
Forse una delle poche virtù e uno  dei pochi vantaggi di essere comunisti era quello di avere una presunzione intellettuale che spingeva tutti a ricercare di più nelle forme d’arte; da quando tutti quasi si vergognano di essere comunisti, e si sono fatti chiamare prima democratici di sinistra e ora solo democratici, forse fra qualche anno solo “ demo “ , forse quelle stesse persone non ritengono più che l’arte vada più ricercata, coltivata, e alimentata.Sta già arrivando quel giorno che sembrava già non molto lontano, in cui la musica stava per divenire così breve e veloce, che non c’era più tempo di mettere su di un piatto un  vinile, forse anche sfogliare l’interno di un CD, ascoltare tutte le tracce di un lavoro discografico.
  Si è passati  ad ascoltare il proprio artista preferito come suoneria del cellulare. Chi guarda al futuro con curiosità trova tutto questa evoluzione, naturale ed interessante, e magari tutto ciò che sto scrivendo un luogo comune tipo:
non ci sono più le mezze stagioni o/e la frutta non ha più il sapore di quella di una volta, ma intanto,
 ma intanto l’acqua della fontana ormai nessuno la beve più!



jennà · 446 visite · 12 commenti
02 Ott 2007 
  Sono sempre un pò scordate, nella forma malandate.Sono sempre ricoperte da un adesivo che nasconde uno scasso proprio sul fronte. Accompagnano solamente quelle " canzoni potabili " buone da ascoltare e da cantare anche prima di mangiare. Chi le suona un poco sogna, chi le ascolta non ha vergogna e continua a pomiciare sotto un cielo nero d'Agosto davanti a un fuoco fuori stagione.Hanno un suono un pò ferroso rosicchiato dalla sabbia, hanno un suono irriverente che però non serve mai a coprire tante voci che fanno finta di cantare. Sono chitarre da spiaggia, tirate fuori coi costumi dallo scaffale più alto del ripostoglio Suonano pochi accordi da barbiere, suonano solo in quelle sere quando ci si illude di divertirsi e si finge di annoiarsi.Sono le chitarre da spiaggia, che onorano Battisti con pochi accordi sempre meno comunisti.Si strofinano nei gomiti, a guardarle fanno tenerezza, un destino senza cuore ha fatto si che suonassero solo per scacciare la tristezza.Non hanno avuto la fortuna di avere una comoda custodia, sono come cani nati nella strada che non sanno più abbaiare; sono li tirate strette nella gola da corde mai cambiate ed a volte rattoppate. Sono li,sono lì senza fortuna a vergognarsi della luna.

jennà · 245 visite · 4 commenti
28 Set 2007 


Per chi non sapesse cos’è “ my space “ cerco di darne una breve spiegazione.

My space è una community generalista, in cui il settore musicale ha avuto una divulgazione notevole.
Ci trovi di tutto da artisti sconosciuti, big di livello nazionale ed internazionale, musicisti amatoriali, etichette indipendenti, major, grandi musicisti vivi, grandi musicisti morti, case di distribuzione, agenzie musicali etc.

Bisogna esserci ad ogni costo!

L’importante di questo mezzo è la visibilità, farsi vedere sulle pagine di quanti più “ amici “ possibili, avere quanti più amici possibili fino anche a dimenticarsi di chi ha chiesto di esserlo tramite una request (richiesta di essere aggregati al gruppo di amici).
Anche il mio gruppo è presente su my space¸:
è come un appuntamento fisso ogni volta che accendo il pc è inevitabile che vada a controllare la mia pagina su my space: chi l’ha visitata, quante richieste di amicizia, quanti  messaggi e quale convenevole commento.
Una volta c’erano dei ruoli precisi: c’era  il produttore che faceva il produttore, il manager che  faceva il manager, e il gruppo che provava per giornate intere e produceva musica chiuso in cantina.
Da quando non si vendono più dischi e non ci sono più produttori, ne manager, ne nessuno che investa per fare un disco, l’unica cosa che  resta è my space.
Su my space il gruppo fa il gruppo, il manager di se stesso, il produttore, il divulgatore, le public relation. Troppo per una sola persona che spesso cura la pagina di my space a nome di un gruppo!
Ci sono persone, musicisti, che ormai passano più tempo su my space che a fare musica.
Si finirà per avere dei bravi conoscitori del web, degli ottimi curatori di immagine e dei discreti musicisti?
My space forse è diventata una delle spie più eclatanti dell’insostenibile condizione precaria della musica. Mi è difficile pensare Jimi Hendrix alla prese con la sua pagina su my space, o Jim Morrison, o anche i Dik Dik. Eppure la febbre del my space ha preso moltissimi musicisti i quali, spesso,  passano le loro giornate in questa community virtuale subendone  la dipendenza come quella dei chatters.
E’ difficile non essere cortesi con tutti, non ringraziare per i complimenti, non essere amici anche senza mai essersi guardati negli occhi.

Mi sembra tutto troppo, inevitabilmente obliquo, e poco artistico.  

Eppure…….. Bisogna esserci ad ogni costo!

My space per farsi conoscere, my space per farsi ascoltare, my space per non morire.


Questo post è stato pubblicato da Supereva all'indirizzo:
http://guide.dada.net/cantautori_/interventi/2007/10/308963.shtml
 
jennà · 294 visite · 7 commenti
23 Set 2007 

Sono quelle scatole di latta tonde e basse dal colore predominante di blu, col coperchio. Dentro ci sono, ben disposti, biscotti di vario tipo ma alla fine tutti dello stesso sapore, ben allineati a quattro a quattro nei loro sotto dolci di carta trasparente bianco opaco.
Alcuni di loro sono rettangolari, con scagliette di zucchero sopra, altri solo tondi col buco e righati, altri tondi col buco ma sempre con le scagliette di zucchero, altri a bastoncino....., ma alla fine tutti al burro ed hanno tutti lo stesso sapore.
Su di una parte della scatola c'è sempre scritto che è un prodotto della Danimarca e quasi mai si comprano per se stessi, ma quasi sempre per portarli ad altri magari convalescenti da qualche malattia.
Stanno la apparentemente diversi, ma tutti dello stesso sapore.
Apparentemente diversi ma tutti ben guarniti ed allineati.
Apparentemente diversi ma sempre nella scatola elegante.
Non è che stiamo diventando così dietro i nostri computerini ?
Come biscotti Danesi.


jennà · 499 visite · 18 commenti

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